Ricorre oggi l’anniversario della morte di uno dei maestri del mondo cinematografico e televisivo italiano: Peppino De Filippo.
La sua recitazione, correlata ai modi del vivere quotidiano, affondava le sue radici nel semplice e diretto coinvolgimento del pubblico, puntava al farsesco ed era in grado di scorgere la comicità anche nelle parti più drammatiche della vita sicché, come lui stesso affermava, “fare piangere è meno difficile che far ridere. Per questo, teatralmente parlando, preferisco il genere farsesco. Io sono sicuro che il dramma della nostra vita di solito si nasconde nel convulso di una risata provocata da un’azione qualsiasi, che a noi è sembrata comica.”
Con i suoi fratelli, infatti, fondò la Compagnia Teatro Umoristico – nata nel 1931 – caratterizzata dallo scopo di concedere largo spazio al mondo della commedia, leggera e brillante.
Si ricordi la sua collaborazione con Totò negli anni cinquanta e sessanta – da cui nacquero capolavori come “Totò, Peppino e i fuorilegge”, “La banda degli onesti” e “Totò, Peppino e la dolce vita” considerati, ben presto, dei classici del cinema italiano che garantirono all’attore De Filippo il Nastro d’Argento – e la creazione del personaggio televisivo di Pappagone per la trasmissione Scala reale.
Le sue partecipazioni televisive, tramontate verso il 1979, si conclusero con l’ormai acclamato successo di pubblico con il varietà “Buonasera con…”, a cui lavorò insieme a suo figlio.
Artista a tutto tondo, De Filippo ha lasciato un profondo segno indelebile nella memoria di numerose generazioni anche per quanto concerne la tradizione musicale italiana, basti pensare alla canzone “Paese mio!”, con un’intima dedica alla sua terra e incisa poi anche da Sergio Bruni, Mario Trevi, Gloria Christian, Fausto Cigliano, Giacomo Rondinella e altri. Tra gli album pubblicati nel 1964 si ricordino “Ritratto di Peppino De Filippo”, in concomitanza con altre produzioni canore come “Bongiorno ammore”, “Estate”, “Chitarrata d’ammore”, “Vicino a te”, “Lassammoce Marì”, “‘A pianta ‘e rose”, “Zingara mia”, “Napule, Napule, Na’”, “Sposa cafona.”
Con la poliedricità del suo talento, che sfiorava ogni suggestione proveniente dai più disparati ambiti creativi, l’anima di Peppino De Filippo continua a fungere da monito e da modello nel vasto mondo della storia televisiva, teatrale, cinematografica e musicale italiana, con una enorme eco ancora oggi per il suo talento e la sua inesauribile passione.
