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Caso Donato Monopoli: il 24 novembre l’appello bis

La famiglia chiede verità e giustizia. Il super consulente criminologo Michel Emi Maritato e gli avvocati difensori denunciano il silenzio delle istituzioni

Roma, 8 novembre 2025 —
È atteso per il 24 novembre l’appello bis nel caso di Donato Monopoli, il giovane di Cerignola morto nel 2018 dopo un violento episodio le cui dinamiche non hanno mai trovato piena chiarezza.
A distanza di anni, la famiglia continua a chiedere verità e giustizia, con la stessa dignità e determinazione che hanno contraddistinto il loro lungo percorso.

“Non chiediamo vendetta, ma verità. Donato merita rispetto e giustizia, e noi non ci fermeremo finché non avremo risposte,” dichiarano i genitori, Giuseppe e Donata Monopoli.

Il loro appello accorato alle istituzioni è rimasto a lungo inascoltato. Solo la deputata Stefania Ascari ha scelto di rispondere con sensibilità e coraggio, portando il caso in Parlamento e chiedendo che venga fatta piena luce sui fatti.

A seguire da vicino il caso, su incarico formale della famiglia, è il super consulente criminologo Michel Emi Maritato, che da mesi analizza documenti, perizie e ricostruzioni per individuare le zone d’ombra e le eventuali omissioni che hanno caratterizzato l’intera vicenda.

“Il caso Monopoli rappresenta una ferita aperta nella coscienza civile di questo Paese. Ci sono troppe domande rimaste senza risposta. L’appello bis deve essere il momento della verità: o si ristabilisce la giustizia, o si sancisce il fallimento del sistema,” ha dichiarato Maritato.

Una nota di merito va anche agli avvocati difensori della famiglia Monopoli, che con competenza, coraggio e dedizione hanno saputo tenere accesi i riflettori su una vicenda che rischiava di essere dimenticata. La loro professionalità rappresenta un esempio di etica forense e impegno umano al servizio della verità.

Il 24 novembre non sarà solo un’udienza, ma un banco di prova per la credibilità delle istituzioni e per la fiducia dei cittadini nella giustizia.

“Donato non c’è più, ma la sua voce vive in noi. E non smetteremo di farla ascoltare,” concludono Giuseppe e Donata Monopoli.

Un caso simbolo, una battaglia di civiltà: perché senza verità, non può esserci giustizia.

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